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Il comune di Vicolungo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Una lunga e dritta via costeggiata da un susseguirsi di case. Così oggi Vicolungo si presenta a chi attraversa l'abitato percorrendo la lunga via IV novembre che come un fiume sfocia nella piazza per poi restringersi di nuovo in via Cesare Battisti.

Questo rettifilo sembra aver dato il nome all'abitato il celeberrimo Vicus Longos, paese lungo. Se però analizziamo alcuni indizi ci sorge spontanea una domanda.

L'attuale Vicolungo è nella medesima posizione dell'antico? Alcuni elementi ci fanno pensare che l'abitato un tempo sorgesse molto più ad ovest e precisamente tra le località Palazzi e Baraggioli.
Il nuovo comune Biandratese era posto in una posizione strategica determinata dalla vicinanza al fiume Sesia e dall'incrocio della "Via Regia" con la "Via Biandrina" inoltre politicamente godeva della protezione di Federico Barbarossa ma sopraggiunta la crisi dell'autorità imperiale, i discendenti dei maggiori conti di Biandrate cominciarono a perdere, nelle discordie per la divisione del dominio e per il separato reggimento dei feudi, quell'unità d'azione che avrebbe permesso al comune di sopravvivere ad eventuali assalti.
All'inizio del XVI secolo pur restando proprietari del castello e delle sue pertinenze, i Gritta perdono il feudo di Vicolungo che accorpato con Casalbeltrame e Biandrate viene ricostituito in contea ed attribuito alla Camera Ducale.

Gli abitanti di Vicolungo si trovano così senza feudatari, lo stato delle cose durò però solo per poco tempo infatti l'Imperatore Carlo V destinò la nuova contea al capitano Filippo Tornielli e successivamente da questi al figlio Manfredo. Morto Manfredo Tornielli nel 1584 il feudo rimase vacante fino al 1599 quando fu assegnato al nobile Spagnolo Alfonso De Idiaquez.
Della casa di Enrico e Costanza sono rimaste solo tre stanze "coperte da soffitti a cassettoni lignei ornati a stampino, che presentano una decorazione affiorante al di sotto dello strato di scialbo, che tappezza le intere pareti con grandi specchiature a finto marmo e cornici orizzontali multiple con svariati motivi ornamentali eseguiti a stampo.
Il fregio dipinto che li percorre gioca sull'illusionismo degli elementi: le lesene che scandicono i singloli riquadri, le cornici accartocciatye delle imprese, i pannelli di finto stucco che le affiancano, decorati con agili grottesche".

Il maggiore indizio è rappresentato dall'andamento della strada Biandrina, asse viario che da molti secoli ha caratterizzato il nostro territorio, che a differenza di tutti gli altri centri abitati attraversati dalla stessa a Vicolungo passa a circa un chilometro ad ovest dalla piazza dell'abitato. Il suo tracciato snodandosi con andamento nord-sud attraversa il complesso dei "Palazzi" che richiama il nome dei "Palatia" romani, luoghi fortificati ove si immagazzinavano le scorte alimentari e la popolazione si rifugiava in caso di assalti nemici e di invasioni la nostra zona ne vide moltissime.
Altro fatto significativo che fa ritenere che l'antico Vicolungo si trovasse più ad ovest rispetto all'attuale posizione è la presenza della vasta zona archeologica, nella quale sono stati ritrovati numerosi reperti di epoca romana, che si trova tra la cascina Baraggioli ed i Cascinoni.

Per quale motivo, e soprattutto quando il paese si sposta ad est fino a giungere all'attuale posizione? Una delle ipotesi che si possono maggiormente tenere in considerazione è quella che a seguito di uno degli innumerevoli straripamenti del Sesia venne sommerso l'antico villaggio e così la prudenza spinse gli antichi abitanti a rifondare la comunità ad una distanza di maggiore sicurezza. Non è possibile stabilire il periodo in cui avvenne tale spostamento ma possiamo, ancora una volta, ipotizzare che fu attuato anteriormente al VII° secolo periodo nel quale i longobardi, calati in Italia nel 568, iniziano a convertirsi al cristianesimo eleggendo tra i propri Santi patroni San Martino e San Giorgio.
La presenza del culto dei due Santi ci induce a pensare alla presenza di uno stanziamento longobardo di una certa importanza. La prima notizia documentata dell'esistenza dell'abitato risale, però, al 17 marzo 898, giorno in cui Ansaldo da Vicolungo sottoscrisse come testimone a una permuta tra il Vescovo di Roma Garibaldo ed il diacono di San Gaudenzio Novemperto: "Signum manus + Ansaldi di Vicolungo testes".
Attorno alla metà del X secolo una consistente parte del paese fu connessa dal conte Maginfredo di Lomello alla corte di Mosezzo e successivamente venduta, nel settembre del 962, dal conte Elgerico, figlio del defunto Maginfredo, alla vedova Guntilda. Prima del 1070 una porzione dei beni immobili del paese era posseduta da Valderada che allienò la proprietà ad Ardizzone il quale, il 4 luglio 1070, vendette gli immobili al conte Guido II° figlio di Guido I° conte di Pombia.
Vicolungo entra così a far parte dei domini dei conti di Pombia che, il 5 febbraio 1093, stilano la cosiddetta "Carta Biandrina" nella quale, nominandosi conti di Biandrate, concessero terre ai "Milites" e fondi ai "Rustici" in cambio dell'appoggio politico-economico-militare. Nacque così la "città" di Biandrate che raggruppava, oltre all'omonimo paese anche i paesi di Vicolungo, Casalbeltrame, Sannazzaro ed i due piccoli borghi di Giardino e S.Martino di Xugniana (posto alle porte di Vicolungo ed ormai scomparso).

Fu così che nel 1168 il Comune di Biandrate fu assediato e distrutto dall'alleanza novarese - vercellese e fu ordinato che non venisse più ricostruito successivamente, il 12 agosto 1199, Novara e Vercelli si spartirono il territorio e gli abitanti di Biandrate e del suo distretto, Vicolungo insieme a Casalbeltrame divenne così vercellese e tale rimase fino al 1242 quando ritornò sotto la sfera d'influenza novarese, seppur mediata dalla presenza dei conti di Biandrate ritornati in possesso del proprio feudo.
Questa spartizione di "abitanti ed abitati" non fu però così facile tanto che sulla questione del trasferimento degli abitanti nella città di Novara o di Vercelli e sull'abbattimento delle case ricostruite all'interno degli abitati si tornò più volte con minacce ed esportazioni forzose dei recalcitanti abitanti.
Nel 1259 si ebbe una nuova divisione del territorio con la riannessione a Vercelli di Vicolungo e Casalbeltrame e di Biandrate a Novara, si trattò comunque di un controllo di breve durata in quanto i Conti mantennero comunque, anche se in maniera minore, il potere sul territorio tanto da venire ancora citati negli statuti della ricostruita Biandrate del 1395.
Poco dopo 1312 i ghibellini novaresi, capitanati dai Tornielli, occuparono con la forza tutto il territorio novarese a sinistra del Sesia ed espulsero da Biandrate e da Recetto gli ufficiali del comune di Vercelli facendo così ritornare l'intero territorio sotto la giurisdizione novarese.

Il XIV secolo vede l'inasprimento delle lotte tra i marchesi del Monferrato ed i Visconti che si contendono il novarese, durante questa guerra nel 1332 Vicolungo viene distrutto.

Passate le guerre arriva nel 1347 la peste nel territorio novarese e finita questa ritornano nel 1350 le truppe del Marchese del Monferrato capitanate da Alberto Sterz e Vicolungo viene di nuovo distrutto nel 1358 a pochi mesi dalla pace tra i Visconti e la Lega Antiviscontea che stabilì che il Marchese del Monferrato dovesse restituire tutte le terre che a loro aveva sottratto tra cui Novara.

Il 18 giugno 1358 Galeazzo II Visconti rientra a Novara. Ma nel 1362 ritorna lo Sterz alla guida della famosa Compagnia Bianca che inizia a mettere a ferro e fuoco i castelli del novarese, alle distruzione dei Mercenari della Compagnia Bianca si aggiungono quelle delle truppe del Visconti con lo scopo di non concedere castelli nei quali lo Sterz potesse insediarsi. Alla fine nel 1363 la "compagnia Bianca" che aveva scelto Romagnano come sua base lascia il novarese perché assoldata dal comune di Pisa in lotta con Firenze. La pace del gennaio 1364 tra i Visconti ed il Marchese del Monferrato porta un po di tranquillità alle nostre terre anche se finiti i danni arrecati dagli uomini nell'agosto una invasione bibblica di cavallette colpisce il novarese ed il vercellese.

Ma secondo il detto "non c'è pace da questo lato del cielo" nel 1372 nasce una nuova lega tra il papa e Amedeo di Savoia contro i Visconti e così si torna a combattere.
Nel 1402 Gian Galeazzo Visconti eresse Biandrate a capoluogo di contea, unita ai possessi feudali degli antichi conti, e la concesse al suo consigliere Manfredo Barbavara, appartenente al gruppo nobiliare dei da Castello ma l'anno successivo i Barbavara vengono cacciati da Milano e i loro beni sequestrati.
Il 24 gennaio 1406 il duca di Milano Filippo Maria Visconti cede la contea di Biandrate, compreso il paese di Vicolungo, a Facino Cane in modo da porre una solida barriera tra il novarese, territorio di confine del ducato di Milano, ed i territori di Teodoro Marchese del Monferrato. Quali erano le fortificazioni dell'abitato in questo periodo non ci è dato sapere anche se alcuni documenti ci vengono in aiuto. Innanzitutto una citazione negli statuti di Biandrate nei quali viene ordinato di costruire due porte fortificate a Zugnana e quattro a Vicolungo. Alcuni documenti parlano del castello e dei suoi numerosi proprietari, chi di una casa, chi di parte della cinta fortificata con annesso fossato, chi di magazzini posti all'interno delle mura, questo ci porta alla conclusione dell'esistenza di un "ricetto", per forma e disposizione simile a quello di Carpignano Sesia, che inglobava anche la chiesa di San Giorgio e di Santa Caterina (un tempo posta sull'attuale sagrato) cinto da mura e circondato da un fossato. Lo stato di mantenimento di queste strutture fortificate doveva comunque essere alquanto fatiscente dato i numerosi assedi ai quali il paese era sottoposto, tanto che nel 1411 la chiesa di San Giorgio viene riconsacrata a seguito di razzie e profanazioni.

Alla morte di Facino Cane, Filippo Maria Visconti ne sposa la vedova e dona la contea di Biandrate a Filippino Cane fratello del condottiero ed ora cognato del Duca Nel 1424 Filippino Cane, che non ha figli, chiede al duca di Milano di donare la Biandrina al capitano degli eserciti ducali, Angelo della Pergola, col patto della conservazione dell'usufrutto che manterrà fino al 1428 anno della sua morte.

La relativa pace nella quale da circa vent'anni viveva il piccolo borgo di Vicolungo venne, nell'agosto 1447, improvvisamente interrotta dalla morte di Filippo Maria Visconti che lascia il ducato di Milano senza nessun erede. Al ducato aspiravano i seguenti pretendenti: Il duca d'Orléans, perché prese in moglie Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo e sorella di Filippo Maria; il re di Francia, Carlo VII, che avanzava diritti ereditari; l'imperatore Federico III, che si richiamava ad una legge feudale che dava diritto al Sovrano di recuperare i feudi il cui casato si estingueva; Alfonso re d'Aragona e di Sicilia, che asseriva di essere l'unico erede in base ad un testamento (verosimilmente falso); Ludovico di Savoia, che aspirava al Ducato come fratello di della vedova del defunto duca, Filippo Maria; Francesco Sforza, come marito di Bianca Maria, unica figlia del defunto.
La guerra ancora una volta si combatté nel Novarese dove Francesco Sforza insieme al famoso condottiero Bartolomeo Colleoni a nome della Repubblica Ambrosiana difendono i territori del ducato di Milano dagli attacchi degli altri pretendenti. Ma lo Sforza non si accontenta di fare il capitano di ventura per l'infida repubblica Ambrosiana e spalleggiato dai nobili locali inizia la sua conquista al ducato. Ed è proprio in questo frangente che i fratelli Antonio e Pietro Rabozio di Vicolungo si schierano al fianco dello Sforza e grazie alla loro abilità con le armi conquistano la sua fiducia.
Nel febbraio del 1450 Francesco Sforza entra in Milano e diventa Duca.

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